Yona Friedman

Yona Friedman, Cities

Yona Friedman, Cities  1

Yona Friedman, Cities  2

Yona Friedman, Cities  3

Yona Friedman, Cities  4

Yona Friedman, Cities  5

L’estetica dell’inesattezza

In realtà, non sono un artista professionista, ma solo un architetto che cerca di immaginare nuovi approcci all’architettura, considerandola come un’accumulazione casuale di spazi individuali dalla forma irregolare, per vivere e lavorare, che dovrebbero venire ideati dai loro stessi abitanti. È piuttosto difficile visualizzare questo tipo di architettura casuale e non progettata, se non attraverso modelli.
I modelli architettonici possono essere, in definitiva, opere d’arte. Per quanto mi riguarda, in generale, faccio uso di tutti i tipi di materiali che in origine non sono destinati alla costruzione di modelli: sughero, scatole, mosaici, rotoli di carta, intelaiature per paralumi, eccetera. È il modo in cui sono messi insieme che costruisce il modello.
Mi ha fatto ovviamente piacere quando mi è stato chiesto di provare a utilizzare la ceramica. I miei modelli di città in ceramica sono molto lontani dalle rappresentazioni realistiche (nel senso dell’architettura che si vede per le strade). Come materiale, con la sua versatilità e pesantezza, la ceramica mi ha suggerito nuove forme, molto diverse dai disegni progettuali di cui dovrebbe essere la rappresentazione. L’accento batte soprattutto sul piano delle idee.
Le composizioni spaziali che ho plasmato in ceramica, mi hanno portato a migliorare forme architettoniche, a staccarmi dalle forme regolari e dalla precisione industriale per aprire a un’estetica dell’inesattezza e dell’irregolarità. La differenza è simile a quella che passa tra le costruzioni vernacolari in argilla e in fango seccato e i “prefabbricati” industriali.
Non so se gli oggetti che ho realizzato in argilla siano belli, oppure no (come si può definire la “bellezza”?). Ciò che spero, è che possano stimolare qualcuno (persino gli architetti) a continuare su questa linea di pensiero, scoprendo nuovi potenziali per gli ambienti fabbricati dall’uomo.

Yona Friedman

Rainer Ganahl

Rainer Ganahl (in collaborazione con Ghazi Al Delaimi), Iraq dialogues  1

Rainer Ganahl (in collaborazione con Ghazi Al Delaimi), Iraq dialogues  2

Rainer Ganahl (in collaborazione con Ghazi Al Delaimi), Iraq dialogues  3

Rainer Ganahl (in collaborazione con Ghazi Al Delaimi), Iraq dialogues  4

Rainer Ganahl (in collaborazione con Ghazi Al Delaimi), Iraq dialogues  5

Dialoghi iracheni

L’idea alla base di questo corpo di lavoro consiste in uno scambio di idee e opinioni sulla crisi irachena con un gruppo di espatriati e/o rifugiati iracheni che abitano nell’Europa del nord. Sul piano concettuale, questo progetto è simile al dialogo che ho intrapreso e cerco di mantenere con persone dell’Afghanistan e del Pakistan, ma assomiglia anche ad altri progetti con cui cerco di creare una piattaforma di dialogo per dare espressione ai pensieri e ai sentimenti della gente, in merito alla politica e alla storia personale e collettiva (v: ganahl.info).
L’idea dei dialoghi iracheni funziona in questo modo: per prima cosa creo un mio personale “archivio di guerra”, partendo per lo più da materiali d’attualità e da notizie della televisione americana riguardanti l’attuale crisi irachena. Poi isolo i loghi, i titoli, i sottotitoli e altri elementi d’interfaccia tratti da quegli spezzoni. In un terzo momento, mi metto alla ricerca di persone irachene che abbiano voglia di partecipare a quest’opera e chiedo loro di rispondere ad argomentazioni come: “Il prossimo obiettivo? Bombardamento pesante, Operazione libertà per l’Iraq, ecc”. L’ultima fase prevede che i risultati siano dipinti su piastrelle di ceramica, preparate appositamente. Alcuni elementi grafici sono realizzati da me, mentre altri sono dipinti in collaborazione con assistenti esperti di illustrazione grafica. La calligrafia araba è preparata al computer e/o dai miei interlocutori nel dialogo. La cottura delle piastrelle conclude il processo.
Finora, ho lavorato con vari emigranti nati in Iraq che attualmente vivono a Vienna, Utrecht, Brema e Düsseldorf. Adesso, a guerra conclusa, sto cercando di andare a Baghdad per completare lì questa serie. Riguardo alle questioni politiche e ai media, ogni persona ha la sua storia, opinione e posizione particolare. Incoraggiare i miei interlocutori a esprimersi in merito al loro rapporto nei confronti delle potenti interfaccia dei media costituisce la parte principale del mio obiettivo concettuale.
In molti casi, quei loghi e quegli scenari testuali tratti dai media, che caratterizzano i telegiornali degli Stati Uniti, sono molto provocatori, aggressivi e dogmatici, se non esplicitamente cinici, arroganti e terrificanti: “Il prossimo obiettivo, Resa dei conti per l’Iraq, Gli Stati Uniti useranno le armi nucleari?” e così via. Questi elementi vendono, caratterizzano, giustificano e autenticano le notizie, in questo caso, la guerra. Di conseguenza, mi interessa la loro de- e ri-contestualizzazione, e li utilizzo per aiutare le persone direttamente colpite da questo confronto a rispondere.
Per il gruppo dei Dialoghi iracheni realizzati nei laboratori di ceramica di Albisola, ho collaborato con Ghazi Al Delaimi, che ho incontrato grazie alla German-Arabic Society. Al Delaimi è nato a Baghdad, ma è vissuto a Düsseldorf per molti anni. Ha lavorato come calligrafo, come grafico e come artista. Per parecchie settimane, ci siamo scambiati le immagini che io andavo mettendo sul mio sito web, alle quali avrebbe risposto con le sue parole e il suo stile calligrafico.
Tutte le frasi scritte in arabo sono state interamente concepite da Ghazi Al Delaimi e non sono il riflesso di stimoli suggeriti da me. Non ho cercato in nessun modo di influenzare o censurare le sue risposte: sono tutte opinioni e frasi di Ghazi. Se da un lato, io personalmente condivido con Ghazi la ferma opposizione alla guerra con l’Iraq e il rifiuto chiaro di qualsiasi comportamento neo-colonialista e unilaterale da parte degli Stati Uniti, le parole di Ghazi Al Delaimi sono le sue parole personali e non le mie. Come austriaco e cittadino americano, mi oppongo anche a qualsiasi forma indiscriminata di anti-americanismo, cercando di operare una distinzione tra l’attuale semilegittima amministrazione, con la sua preoccupante politica interna ed estera che viola le leggi internazionali e gli Stati Uniti nel loro complesso.

Rainer Ganahl



Fino a pochissimo tempo fa, per i miei dipinti e oggetti avevo lavorato con tutti i tipi di materiali tranne che con la ceramica. Tuttavia, ho sempre desiderato poter creare un'opera in ceramica e seguire tutte le fasi della sua realizzazione, dagli schizzi al prodotto finale.
Il progetto collettivo con Rainer Ganahl e lo Studio Ernan Design di Albisola mi ha offerto l’eccellente opportunità di esaudire uno dei miei sogni più antichi e di compiere e apprezzare una nuova e affascinante esperienza.

Ghazi Al Delaimi

Jeppe Hein

Jeppe Hein, Please do not touch the art works

Jeppe Hein, Please do not touch the art works

Jeppe Hein, Please do not touch the art works

Jeppe Hein, Please do not touch the art works

Jeppe Hein, Please do not touch the art works

Jeppe Hein, Please do not touch the art works

In che modo rompere la ceramica può servire a tener unite le cose

La sera prima del matrimonio la futura coppia invita gli amici, i vicini e i famigliari per celebrare l’“Addio al celibato”. Gli ospiti, come vuole la tradizione, portano tazze, piatti, vasi... persino un intero lavandino o una vasca da bagno, tutti i diversi tipi di porcellana e ceramica. Prima di entrare in casa, gli ospiti rompono i loro “piccoli doni” facendo un gran fracasso. Attraverso questo rumore, i visitatori cercano di tener lontani gli spiriti del male dalla futura coppia. Se arrivano sempre più ospiti, e se vengono rotti sempre più oggetti in ceramica, i futuri sposi dovranno mettersi al lavoro insieme per rimuovere i cocci, proprio come dovranno fare in futuro ogni qual volta sorgeranno dei problemi.

Silke Heneka e Jeppe Hein



Il mio progetto è diviso in tre parti:
Realizzare piatti in ceramica.
Installare il lavoro.
Raggruppare i piatti.

1: La prima parte prevede la fabbricazione di circa settanta grandi piatti. Tutti più o meno delle stesse dimensioni e quasi identici, con un diametro di circa 40 cm. Successivamente, li dipingerò in modo da renderli interessanti sul piano visivo, utilizzando colori differenti, sabbiature e così via.
2: Installare il lavoro: su una parete bianca sarà appeso un solo piatto a un’altezza di 150 cm circa da terra. Una linea o un nastro posti al suolo indicheranno allo spettatore che non gli è permesso avvicinarsi al piatto di ceramica. Se qualcuno si accosta, oltrepassando il confine che delimita cio che è consentito — la linea sul pavimento — il piatto cadrà a terra e si romperà. I cocci del piatto caduto resteranno sul pavimento per tutto il giorno, fino alla chiusura del museo.
3: Raggruppare i piatti: a questo punto i pezzi rotti saranno raccolti e incollati. Il piatto verrà portato in un’altra stanza insieme agli altri piatti già aggiustati. Il giorno successivo, un nuovo piatto sarà appeso sul muro.

Jeppe Hein

Henry Eric Hernández

Henry Eric Hernández, Los que cavan su pirámide

Henry Eric Hernández, Los que cavan su pirámide

Urna (…) feci una ricerca negli archivi del Cimitero Cristoforo Colombo e scelsi vari defunti — con una storia comune — che sarebbero stati esumati fra il 1999 e il 2000. Andai a trovare le famiglie di quei defunti e con il loro consenso realizzai delle urne — in ceramica, marmo, bronzo — per custodirne i resti.

Henry Eric Hernández

Kristian Hornsleth

Kristian Hornsleth, Benessere senza cultura – Horn$leth, Albisola salvaci

Kristian Hornsleth, Benessere senza cultura – Horn$leth, Albisola salvaci. Piazza Matteotti, Albisola Superiore

Björn Kjelltoft

Björn Kjelltoft, Untitled

Björn Kjelltoft, Untitled

Björn Kjelltoft, Untitled

Antifurto decorativi

Molti miei lavori parlano del gusto, del consumo, dei marchi, dei prodotti per le masse e dei valori. Alla Biennale di Ceramica nell’Arte Contemporanea presento calchi in ceramica delle placchette antifurto che vengono applicate sui vestiti nei negozi di abbigliamento. Ho cercato di riprodurre queste placche come fossero elementi decorativi e non efficienti antifurto. Questo gesto implica una sottrazione, rispetto alla funzione, e un’addizione nei confronti della bellezza o almeno dell’idea di bellezza. Le placche antifurto fungono da simboli o da amuleti all’interno del linguaggio commerciale dei rituali quotidiani dello shopping. Con la creazione di antifurto non funzionanti cerco di realizzare un’assurda appropriazione del linguaggio commerciale e di dare in qualche modo una nuova forma o una nuova interpretazione al suo significato.

Björn Kjelltoft

Surasi Kusolwong

Surasi Kusolwong, Bellissimo Garden (Beautiful Garden)

Surasi Kusolwong, Bellissimo Garden (Beautiful Garden)

Surasi Kusolwong, Bellissimo Garden (Beautiful Garden)

Bellissimo Garden

Le (mie) esperienze hanno assunto aspetti e forme diversi nel corso del mio lavoro con la ceramica. Vorrei quindi condividere gli atteggiamenti e le esperienze che hanno reso possibile il mio progetto.

Viaggio
Sono atterrato all’aeroporto di Milano Malpensa un mattino sul tardi e ho preso l’autobus fino alla stazione ferroviaria dove qualcuno sarebbe dovuto venire a prendermi per accompagnarmi ad Albisola. Era incredibile quanto fosse affollata la stazione, nonostante fosse domenica. Ho aspettato un’ora e poi ho cercato una cabina telefonica. Oh! Funzionavano tutte a scheda, vale a dire con soldi di plastica, e niente monete. Fortunatamente, ho trovato un negozio dove comprare le schede telefoniche di plastica. Ho chiamato Tiziana che mi ha detto “Manderò di nuovo qualcuno. La donna che verrà a prenderti terrà in mano l’ultimo numero di Flash Art!” Davvero originale e simpatico, ho pensato! Più tardi, ho incontrato la donna e siamo partiti in macchina per Albisola. Ci abbiamo messo circa tre ore… Hmmm… un paesaggio bellissimo, con placide colline tutt’intorno…

I saluti di Albisola
Ad Albissola Tiziana è corsa fuori per strada a salutarmi. “Surasi! Come stai?” “Mille grazie. Bene. Super Bene!”, ho risposto. È appena arrivata dall’ufficio, ho pensato. Siamo andati a mangiar fuori in un ristorante vicino alla spiaggia. Il cielo era terso e luminoso. Quindi, ci hanno raggiunto Roberto e Alberto, con un accogliente sorriso… Subito dopo pranzo, Roberto ci ha portato a vedere la casa di Asger Jorn, sulle alture di Albisola. Il luogo è davvero sorprendente, pieno di energia… bellissimo. Quindi siamo andati sulla Passeggiata degli Artisti di Albissola Marina dove si trovano le opere di Lucio Fontana, Wifredo Lam e altri artisti.
Una serata davvero stupenda per me, che ero un po’ stordito, dopo essere partito da Bangkok e aver attraversato il mondo.

Visita
Il giorno seguente, fino al pomeriggio, ho visitato un gran numero di laboratori di ceramica dislocati in vari luoghi. Erano tutti studi molto dinamici, con un’atmosfera affascinante, ancora legati alle pratiche e alle modalità tradizionali di lavorazione della ceramica…
Ho anche potuto vedere per la prima volta i piccoli animali di ceramica che avevo spedito perché fungessero da modelli e venissero ingranditi dagli studenti del Liceo Artistico di Savona.
Gli studenti avevano portato a termine il processo e creato gli stampi della tigre, del coniglio, del pinguino, dell’anatra, della giraffa e di altri animali ancora, che avevo comprato al mercato domenicale di Bangkok. Tutti questi animali ingranditi erano poi stati mandati ai ceramisti di diversi laboratori perché li dipingessero e li cuocessero nel forno.
Il mio programma includeva una visita agli studenti e ai professori del Liceo Artistico. Al mio arrivo, gli studenti mi hanno accolto con aria vivace e sveglia. All’inizio, sono stati un po’ timidi nel pormi domande sulla mia attività, ma dopo una mezz’ora di discorsi sul mio lavoro, le domande sono via via aumentate. I professori sono stati molto gentili ed erano molto orgogliosi di mostrarmi i disegni degli animali realizzati dai loro studenti. Questi disegni mi sono piaciuti molto e spero di poterli esporre insieme agli animali di ceramica. È stato davvero un bellissimo pomeriggio. (Inoltre, ho promesso di offrire a tutti il gelato, la prossima volta!)

Continuazione
1) Un semplice tavolo su cui collocare tutti i diversi animali. Sulla schiena di ogni animale cresceranno fiori di plastica e frutti tropicali (un po’ come i soldi di plastica che noi abbiamo nel portafogli). 2) La mia sensibilità natural-nazionale è lasciata in consegna a qualcun altro.

Ringrazio tutti i ceramisti di Albisola e i professori della scuola che sono stati gentilissimi e si sono presi tanta cura del mio progetto, gli studenti del Liceo Artistico per il loro meraviglioso lavoro di modellato, gli anonimi ceramisti tailandesi che hanno ispirato e stimolato la mia sensibilità, nonché gli amici curatori, che mi hanno chiesto di esplorare la possibilità di mettere insieme due diverse realtà, attraverso un mezzo affascinante come la ceramica.

Ancora grazie di tutto.

Surasi Kusolwong

Marco Lavagetto

Marco Lavagetto, L'Occhio della Biennale

Marco Lavagetto propone un video che condensa in quindici minuti quasi un anno e mezzo di riprese effettuate con una telecamera V8. Il lavoro testimonia alcuni momenti dell'attività degli artisti, appartenenti a culture diverse, che si sono cimentati con lo stesso antico linguaggio della ceramica all'interno delle manifatture di Albisola.

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