La forza dei contrasti nella ceramica


Guido Molinari



In questi primi anni del nuovo secolo abbiamo assistito a una rinnovata attenzione verso i materiali “nobili”. La fase di ridefinizione che stiamo attraversando, all’interno di un mutato clima culturale, richiede una breve sintesi su ciò che hanno rappresentato il marmo, il bronzo, la ceramica e gli altri materiali pregiati nel dibattito culturale che ha avuto luogo durante il secolo scorso. Tutti sappiamo che, agli inizi del Novecento, le avanguardie storiche hanno preferito infrangere i confini del fare arte, privilegiando un avvicinamento ai numerosi aspetti dell’esistenza e del mondo mediante tecniche espressive e metodologie che, da alcuni storici dell’arte, sono state definite fredde o extra-artistiche (performance, readymade, concettualità, fotografia, installazione). L’arte con la “A” maiuscola, legata all’impiego di una tecnica manuale che potesse racchiudere in sé la dimensione inimitabile dello stile personale, è stata accantonata in favore di nuove operazioni estetiche, legate alla “morte dell’arte”, che hanno costituito il fattore inedito di principale rilievo. Successivamente, nella seconda metà del secolo, le neoavanguardie hanno proseguito in questa direzione, chiudendo la fase dei movimenti e aprendo il capitolo dei gruppi, rivolgendo la loro attenzione a tutte le potenzialità, ancora da sondare, aperte dal nuovo approccio estetico freddo. Oggi, terminata anche la fase dei gruppi artistici e inaugurata una nuova tipologia di confronto che coinvolge la sfera dell’individualità, si è aperto un nuovo capitolo. Stiamo assistendo al delinearsi di sintesi a volte addirittura tra poli opposti, per esempio mezzi freddi legati alla morte dell’arte e materiali nobili, oppure modalità concettuali e il ripristino dell’aura e della creazione attraverso il fare manuale.
Se oggi il perno della creatività poggia sull’enfasi estrema da attribuire alla rielaborazione individuale di stimoli e suggestioni estetiche, accade che, chi opera in questa prospettiva, si senta pronto a percorrere ogni strada possibile, a usare qualsiasi mezzo o tecnica per raggiungere il risultato desiderato. Naturalmente assistiamo a un grande fattore di novità: le forme, le tecniche, i materiali non contengono più quella potenza estetica dirompente che li caratterizzava durante l’arco del Novecento, ma di quella forza è rimasta solo un’ombra, una traccia, una presenza lieve, che avvertiamo come un riferimento nei prodotti culturali di oggi. Prendiamo un esempio molto visibile nel campo delle forme: il quadrato e la dimensione ortogonale, così rappresentativa e permeata da una dimensione etica durante l’arco del Novecento (Bauhaus, Costruttivismo, Neoplasticismo, Movimento Moderno) ha subito in questi anni un mutamento di valore radicale. Per gli artisti di oggi, il rapporto con l’ortogonalità rispecchia infatti una modalità del tutto originale del fare progettuale, che ha radici esclusivamente nella dimensione dell’individualità, nella sfera del singolo, e non più nell’utopia di una rivoluzione che coinvolga la collettività. Oggi dunque viene a mancare ogni riferimento al rigore progettuale ed etico che aveva caratterizzato l’uso di questa famiglia di forme durante l’arco del Novecento. Il minimalismo attuale si propone infatti come un’elaborazione manierata, nel senso più positivo del termine, di presupposti storicizzati che giungono dal passato, percepibili ormai come un’eco di una storia gloriosa e ormai chiusa. Lo dimostrano i continui processi di contaminazione tra il quadrato, l’ortogonalità e vari stimoli di natura differente, sia nel campo dell’arte contemporanea e del design, sia dell’architettura attuale. Dunque il quadrato non ha più quella potenza significativa che gli era stata attribuita durante il secolo scorso, ma è diventato un’ombra di se stesso, un richiamo estetico a disposizione di chi voglia ricombinare i giochi dell’arte e quindi una presenza su cui intervenire tramite alterazioni per produrre effetti estetici innovativi e ipermanieristici. Analogamente, anche i materiali nobili stanno vivendo una fase di riposizionamento su una nuova scala di valori. È necessario ricordare che, accantonati e messi fuori gioco agli inizi del Novecento, sono ricomparsi durante l’arco del secolo proprio a caratterizzare quelle fasi di contrapposizione ai cicli delle avanguardie. Per l’esattezza, sono state principalmente le varie fasi culturali ispirate al ritorno all’ordine a sollecitare il riproporsi della manualità, del mestiere del fare arte, della tradizione storica rivisitata e hanno voluto il riemergere dei valori estetici legati all’aura, dei quali sono portatori i materiali nobili. Dunque su queste coordinate si è verificata più volte in passato una situazione di contrapposizione violenta, che ha visto il marmo, il bronzo, la terracotta, la ceramica e quindi la scultura (accanto naturalmente al recupero della pittura) in opposizione rispetto all’utilizzo della performance, del video, dell’installazione, del readymade, come anche dei materiali artificiali legati all’industria. Ma ecco che giunti finalmente alla fase attuale, tutto improvvisamente cambia: i contrasti culturali estremi e violenti sono ormai un ricordo, assolutamente scomparsi in un clima d’integrazione piuttosto che di opposizione. I materiali nobili non sono più così rappresentativi di quel violento richiamo al passato che li contrapponeva ai valori dell’innovazione extra-artistica. Oggi i materiali nobili contengono in misura minore quella dirompente capacità evocativa di nobile artisticità che li caratterizzava, perché la natura del contrasto con i mezzi freddi è venuta a mancare. Dunque, proprio nella fase attuale, è possibile pianificare un nuovo tipo di utilizzo di questi materiali. È la logica di una raffinata integrazione tra i mezzi artistici ed extra-artistici a essere operante in molte soluzioni contemporanee. Prendiamo finalmente come esempio proprio l’ambito della ceramica, che costituisce un sottoinsieme con caratteristiche proprie nell’area dei materiali nobili. È esistito, infatti, come è ben noto, un patto d’intesa che è stato siglato nel corso del Novecento tra le poetiche relative al biomorfismo, legate cioè alla dimensione dell’organico, e il materiale ceramico. Un nome tra tutti, Lucio Fontana, può esemplificare come non solo il materiale, ma anche le tecniche di lavorazione, fossero conosciute e sondate creativamente in quest’area di ricerca. Ma vediamo oggi, da parte delle nuove generazioni, come si pone complessivamente il confronto con questo materiale. Innanzitutto risultano meno conosciuti i procedimenti tecnici di lavorazione, in secondo luogo, in linea di massima, si preferisce rapportarsi a questo materiale nel suo stato di finitezza, al termine di un procedimento compiuto piuttosto che sondarlo nei suoi processi costitutivi. Inoltre, la sfera del biomorfo non sembra essere più il riferimento estetico principale con cui rapportarsi.
Nella fase che stiamo vivendo si predilige incrociare riferimenti estetici e quindi si tende a esercitare in prevalenza processi concettuali freddi che investono il materiale ceramico. A volte in questa direzione emerge un nuovo rapporto con la dimensione della quotidianità, nobilitata da superfici ceramiche perfettamente high tech, quasi a escludere la presenza di una lavorazione manuale. Nel caso che esistano riferimenti all’area dell’organico, i presupposti vengono reinventati e rivisitati rispetto ai referenti storici. Insomma nuove prospettive si aprono nell’utilizzo del materiale ceramico perché appaiono mutate le condizioni culturali e i presupposti progettuali di fondo. Se proprio volessimo rintracciare un precedente remoto in questa direzione, almeno in linea di principio, dovremmo attingere al modo nel quale i futuristi hanno affrontato questo materiale caldo, senza escludere i riferimenti concettuali di fondo delle loro poetiche d’avanguardia. Oppure molto più vicino a noi, il Postmoderno, durante gli anni Ottanta, ha costituito un modello per rifondare un nuovo approccio ai fatti estetici. Ma attualmente, terminata l’epoca delle contrapposizioni novecentesche, sciolte le file della militanza estetica, ci si ritrova su un terreno nel quale la potenza evocatrice di questo materiale è abilmente usata nell’ambito di un leggero e raffinato ipermanierismo, costruito attorno al ruolo di un’identità artistica, aperta a 360 gradi, e pronta a integrare gli opposti.



Testo pubblicato nel catalogo della III Biennale di Ceramica nell'Arte Contemporanea “Indisciplinata”, Attese, Albisola (Italia), 2006.