Asger Jorn e le Ceramiche San Giorgio


Intervista a Giovanni Poggi

Tiziana Casapietra e Roberto Costantino



Roberto Costantino: Come è avvenuto l’incontro con Asger Jorn?
Giovanni Poggi: Ho conosciuto Jorn alla fine del 1958, sette, otto mesi dopo aver aperto la manifattura. Un giorno Salino entrò in fabbrica annunciando che un grande pittore danese avrebbe voluto realizzare un pannello enorme, era il famoso pannello di Aarhus. Pensammo che se avessimo collaborato tutti avremmo potuto davvero produrlo. Allora incontrammo Jorn, prendemmo accordi con lui e andammo da un avvocato a Milano per stipulare un contratto definendo le modalità e i tempi di esecuzione. Il committente era lo Stato danese. I lavori sarebbero iniziati tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, in modo che potessimo consegnarlo all’inizio di settembre, prima che in Danimarca arrivasse la stagione fredda.

RC: Come avveniva il lavoro in fabbrica?
GP: Tutte le mattina ci alzavamo molto presto, verso le cinque. Jorn abitava già ad Albissola, in località Brucciati. Andavamo a prenderlo e incominciavamo a lavorare. Dopo un paio d’ore di lavoro si andava a far colazione a Grana, nella trattoria di un’amica di Salino, Margherita. Dopo un’oretta di relax si tornava in fabbrica. Il pannello, che misura ben 90 metri quadri (30x3m), era stato modellato nel cortile. A volte durante la lavorazione Jorn passava sopra al pannello con la Lambretta di Salino, seguito dal suo cane, Dick. Ogni pezzo era di circa 6 metri quadri. Per realizzarlo sono stati impiegati cento quintali di argilla di refrattario, prodotta dalla ditta Bartoli di Savona. Allora tutti i giornali dicevano che era il pannello più grande del mondo!

Tiziana Casapietra: Com’era decorato?
GP: Per la decorazione, Jorn usava smalti costosissimi a base di selenio. Gettava il colore direttamente dai secchi da 15-20 kg, proprio come faceva nei suoi quadri. I colori predominanti erano i suoi tipici: il giallo, l’arancione, il verde, il rosso.

RC: Come avete fatto a trasportare il pannello fino ad Aarhus?
GP: Il pannello era composto da 1.250 pezzi, cotti e smaltati. Io mi sono occupato di imballare tutte le parti, che poi sono state caricate su un intero vagone, partito dalla vecchia stazione ferroviaria di Albisola. Salino, Pastorino (il socio cofondatore che dal ’64 perseguirà altri obiettivi), e un muratore di Albisola Capo, Mario Spotorno, sono stati in Danimarca quaranta giorni per montarlo. Nel frattempo, per realizzare anche una specie di cornice, avevamo inviato ad Aarhus 50 metri quadri di piastrelle per pavimenti decorate artigianalmente a Santa Margherita Ligure.

RC: Oltre al pannello di Aarhus, cos’altro ha fatto Jorn ad Albissola?
GP: Jorn ha lavorato alle Ceramiche San Giorgio dal ‘58 al ’72. Dopo il grande pannello di Aarhus, abbiamo realizzato una serie di sculture in refrattario per la galleria Schubert di Milano. Nel 1970, Jorn aveva detto che c’era la possibilità di realizzare un altro grande pannello di 20 metri quadrati (5x4m), così abbiamo cominciato modellando un bozzetto che si trova ancora murato all’interno di villa Jorn. Il lavoro era abbastanza discontinuo. Ogni tanto Jorn veniva in fabbrica e annunciava che voleva fare qualcosa, ma poi spesso spariva. Partiva e tornava anche dopo sei mesi. La famiglia, invece, con la moglie e i quattro figli rimaneva qui, assistita da Berto Gambetta e dalla moglie Teresa. Anche le ceramiche della sua casa, dal ’58 in poi le ha fatte tutte qui.

RC: Abbiamo trovato delle foto d’epoca che vi ritraggono insieme in occasione della “Festa della capra”. Che cos’era?
GP: Ogni volta che si concludeva qualche lavoro importante, Jorn invitava tutti a casa sua. E per l’occasione si cucinava una capra allo spiedo. Si mangiava, si beveva e si suonava in compagnia. Jorn suonava la chitarra, aveva una grande passione per la musica, tanto che quando lavorava canticchiava sottovoce.

TC: Che persona era Jorn?
GP: Era un grande personaggio. Piaceva alle donne, era simpatico, molto colto, aveva girato il mondo. Se poteva aiutava i giovani artisti comprando le loro opere, un po’ come Fontana.

RC: Quando si trattava di realizzare una scultura come avveniva la lavorazione?
GP: Per i pannelli Jorn aveva ricevuto l’assistenza di tutta la fabbrica. Tutta la manifattura era a sua disposizione. Lo assistevamo sia per la lavorazione della terra, sia al tornio sia per la decorazione. Quando voleva realizzare una scultura, Jorn mi chiedeva di cominciare a modellare un vaso. Io mi mettevo al lavoro e preparavo la base, lui guardava incuriosito poi, a un certo punto, mi fermava e cominciava a manipolare l’impasto, fino a dare forma alla scultura.

TC: Quando Jorn è arrivato ad Albissola, conosceva già l’argilla o ha imparato qui a lavorarla?
GP: Jorn aveva già fabbricato qualche pezzo sia in Danimarca sia qui, in occasione degli Incontri Internazionali della Ceramica. A modellare le sculture penso che abbia imparato ad Albissola.

RC: Jorn è stato un grande movimentista, ha sempre avuto la capacità di costituire gruppi. È grazie a lui che sono giunti qui Wifredo Lam e Pinot Gallizio?
GP: Io avevo già conosciuto Lam a Santa Margherita e con lui avevo realizzato una decina di pezzi. Poi nel 1960, Jorn mi aveva detto: “ti presento un pittore più bravo di me” ed era proprio Lam. Nel ’60-’61 Jorn e Lam hanno realizzato un vaso a quattro mani alto un metro. Invece Gallizio era venuto alle Ceramiche San Giorgio alla fine del ’58 e ha dipinto qui il suo unico piatto in ceramica. Al seguito di Jorn c’era anche il giovanissimo scultore svedese Ansgar Elde.

RC: Com’erano le relazioni tra i vari artisti che soggiornavano ad Albissola?
GP: Si stimavano molto e alla sera si ritrovavano a discutere al bar Testa. C’erano Fontana, Sassu, Migneco, Rossello, Dova, Crippa, Fabbri che era il più vivace del gruppo. Raccontavano quello che avevano fatto e parlavano un po’ di tutto.

TC: Come è stata realizzata la decorazione della casa di Jorn?
GP: Jorn veniva in fabbrica, lavorava e poi portava le ceramiche terminate nella sua casa dove le applicava. Ne avevamo realizzate molte. Le sculture erano state collocate all’esterno, nel giardino. All’interno invece dovrebbero esserci due pannelli. Nella casa di Jorn ci sono anche delle ceramiche smaltate. In particolare, quando Jorn trovava le ceramiche popolari gialle decorate a spugnetta le acquistava. Per la decorazione usava anche ceramiche artigianale, utilizzava anche alcune bottiglie che amava particolarmente per i colori vivaci. Per la pavimentazione aveva impiegato le piastrelle realizzate alla C.A.S. di Pinelli a Santa Margherita Ligure, forse quelle avanzate dal pannello di Aarhus.